Lo sviluppo del linguaggio del bambino da 1 mese a 3 anni

Sorgente: Lo sviluppo del linguaggio del bambino da 1 mese a 3 anni

Le conoscenze comuni riguardo lo sviluppo del linguaggio nella prima infanzia si concentrano sugli aspetti della produzione, cioè su ciò che il bambino dice.

In realtà quello che il bambino sa dire è la manifestazione della maturazione di molte altre competenze:

– ascolto e discriminazione di suoni e parole
– competenze motorie e prassiche
– sviluppo cognitivo e affettivo

l linguaggio non può svilupparsi in modo armonico e competente senza la presenza delle abilità appena descritte.
Negli ultimi 10-15 anni molto ha fatto il campo della ricerca per trovare riferimenti utili ad una individuazione precoce di fattori di rischio e possiamo dire con certezza già all’età di 24 mesi quando un bambino presenta un livello linguistico troppo povero (Late Talker) e quindi che necessita di un monitoraggio periodico (ogni 3-4 mesi) che dica se le competenze tendono a normalizzarsi (Late Bloomer), oppure se necessita di un intervento riabilitativo (Disturbo Specifico di Linguaggio).

È doveroso sottolineare come le TAPPE EVOLUTIVE, seppure facciano riferimento a precise fonti scientifiche, possano essere molto variabili da bimbo a bimbo, soprattutto fino ai 24 mesi.
Dai 24 mesi in poi, la variabilità tende a ridursi e i livelli linguistici dei bambini tendono ad equivalere.
Intorno ai 3 anni mezzo 4 il linguaggio dovrebbe essere sostanzialmente strutturato in tutti i suoi aspetti: buon livello lessicale, frasi corrette complete e ben strutturate, buona produzione dei suoni senza distorsioni (possono essere ancora non prodotti i suoni R, Z).

Piccoli consigli
Per una corretta stimolazione del linguaggio, contrariamente a quanto si possa pensare, è più utile incentivare nel bambino l’ascolto del linguaggio che non la produzione di parole.
Per fare ciò è bene parlare con un ritmo lento e ben articolato, ma naturale. L’uso del linguaggio da parte dell’adulto che sta con il bambino dovrebbe essere contestuale, cioè con riferimenti continui a ciò che accada intorno e verbalizzando il più possibile ciò che si sta facendo o ciò che succederà immediatamente dopo, almeno fino ai 2 anni e mezzo.
Verso i 3 anni il bambino è in grado di usare il linguaggio anche in riferimento ad esperienze lontane nel tempo e nello spazio.
Una attività molto adatta a stimolare l’ascolto e che nel contempo può rivelarsi utile a stimolare la produzione di parole nuove nel bambino è la lettura di libri semplici che riportino brevi routines tipiche della vita dei più piccini (nanna, pappa, bagnetto) possibilmente accompagnate da illustrazioni semplici e ben definite che consentono al bambino di “leggere” lui stesso la storia.
È sconsigliato chiedere di ripetere le parole con l’unico scopo di farle pronunciare perfettamente; ciò non serve a migliorare le competenze linguistiche in senso lato e rischia di diventare una modalità molto sgradita al bambino e potrebbe innescare meccanismi di rifiuto.

Fonti:
o STADI DELLO SVILUPPO PRELINGUISTICO (OLLER, 1980)
o SVILUPPO FONETICO (secondo U. Bortolini, PFLI)
o SVILUPPO LESSICALE e del gesto (secondo PVB, Primo Vocabolario del Bambino, Caselli e Casadio, 1995)

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